Juliette Cacciatori
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Juliette Cacciatori al di là delle quotidiane apparenze
 



Prof. Romano Pelloni (maestro d'arte)
POESIE SCRITTE CON I COLORI
Sbaglia chi dice che il linguaggio visuale di oggi è dominato dai messaggi dei media “cinetici”: teatro, cinema, TV ed ora anche dagli strumenti della ”realtà virtuale” e che le immagini fisse, compresa la fotografia, hanno perso la loro capacità di “emozionare” che è uno degli scopi dell’arte.
Sbaglia e fa un cattivo servizio alla cultura.
Quando penso alla moltitudine dei pittori, scultori, grafici che sentono impellente il bisogno di “fermare” un’immagine, una evocazione, un sogno per il desiderio naturale di ricordarlo, di rivederlo e di riviverlo, sento che la facoltà umana del comunicare nel tempo afferma il suo primato universale.
Proprio questa riflessione sulle funzioni dell’arte mi viene di fare guardando le opere di Juliette Cacciatori per quello che sanno dire in ogni cultura.
Le sue composizioni possono trarre in inganno ad un primo superficiale sguardo seppure avvincano subito; occorre andare in profondità per capire ed apprezzare quanto ci sanno dire.
Sono oggetti comuni: fiori, barche arenate, biciclette abbandonate colte entro grandi spazi di solitarie marine o di ampie valli della sua terra emiliana.
Forme curate sapientemente come per rispettare la loro irripetibile identità, ma ad una più attenta “lettura” si scopre una atmosfera quasi metafisica, un rievocare vissuti nostalgici o tristi, eppure espressi per essere condivisi, ove le ramificazioni e/o frantumazioni creano trame che avvincono e legano operatrice ed osservatore.
Un incontenibile bisogno di comunicare porta la Cacciatori ad esprimersi con tante tecniche del visuale: così nascono nella sua nutrita esperienza dei periodi ricorrenti dell’uso dell’olio, dell’acquerello, dell’affresco all’antica – suggestive queste sue raffinate ricerche – ed ancora dell’incisione e della scultura.
C’è in Juliette un bisogno quasi fisico di manipolare vari materiali perchè è la morfologia della materia stessa che la stimola a darle un’anima, l’anima dei suoi fantasmi interiori.
Unisce tutte queste esperienze la sua sapienza compositiva che diventa linguaggio personale inconfondibile.
Ho conosciuto la Cacciatori nel corso di una di queste ricerche di materiali e di tecniche nuove: lo studio della antica arte della scagliola intarsiata. Anche qui con la sua sensibilità ed empatia per i problemi dell’animo umano Juliette ha saputo creare, in ricordo della sorella morta, un pannello originale ed altamente espressivo.
Ogni sua opera è come un atto d’amore, a volte lieto, a volte triste, ma sempre offerto a chi sa vedere e sa mettersi in colloquio con il suo messaggio.

LUCIA TASSI (docente d'arte)
Dipingere ad acquerello: stemprare nel colore, emozioni, armonie segrete dell'anima.
E' la scelta operata da Juliette: una pittura "non facile" (che non sopporta l'imprecisione, l'errore) e idee già decantate in forme, dopo aver passato in rassegna tutto un universo di immagini possibili, per scoprire le uniche capaci di risonanza interiore.
Una lunga "strada di purificazione" che l'artista ha percorso passando attraverso la corposità della pittura a olio, il gioco di ombre e luci della scultura e il segno vigoroso di un'immagine grafica, per tornare all'acquerello intuito fin dall'inizio come mezzo d'elezione.
Perché, dunque l'acquerello?

Perché in quella trasparenza che non può nascondere nulla, in quella essenzialità di gesti che non può conoscere ripensamenti, l'artista ha scoperto la via migliore per il passaggio dell'emozione: forte, concreta e immateriale al tempo stesso, immediata e anche frutto di una lunga maturazione.
Immagini da avvicinare con un atteggiamento di disponibilità, di ascolto; allora la loro musicalità ci potrà "prendere dentro" negli spazi ampi (ma non desolati) potremo vedere il colore materializzarsi in cieli, case, fiori; tramutarsi in "segni ", immagini quotidiane che non ci avevano mai colpito.
Proprio perché così prive di seduzione esteriore, la loro vitalità ci apparirà sorprendente.
Con quelle impercettibili (e inesorabili) screpolature che dicono anche la loro fragilità: come un monito a non privarci della bellezza, anzi a cercarla e a possederla prima che una trama di frattura ( la nostra distrazione e superficialità ?) ne abbia prodotto il dissolvimento.

Prof. MICHELE FUOCO (critico d'arte)
Di ogni sua esperienza la Cacciatori sembra prolungare il più possibile il ricordo, l'eco, attraverso la levità del colore ad acqua che interpreta le cose nelle loro risonanze emozionali, nella loro vibrante emotività, seguendo gli schemi della comune comunicazione che possono far nascere l'amore per l'autenticità della vita.
La sua è soprattutto pittura della memoria che afferma la necessaria presenza di cose amate o soltanto sognate che si pongono anche come indicazioni per l'esistenza.
Persino le cose si fanno messaggio di un tempo passato o recente, di desideri, di sentimenti, di sottili nostalgie, di connotazioni affettive.
I giardini, i fiori sanno raccontare l'anima vera di un luogo, in una levità atmosferica che sembra corrispondere al suo modo educato e raffinato di vedere la natura nelle più sottili sfumature.
Tutto si pone come rivelazione della sua sensibilità, raffinata attraverso gli studi di belle arti nella Provenza, di una terra ricca di umori, di luce intensa che l'artista porta nei suoi dipinti.

GIORGY ANGÉLIQUE (critico d'arte)
La fragilità delle sensazioni, l'instabilità del tempo che passa, sono evocati con una ricchezza cromatica importante.
Questo linguaggio plastico instaura un'atmosfera molto personale, un soffio di una fluidità rara, l'emozione, l'intensità di un istante, di un luogo.
Lungi dall'accontentarsi del suo Curriculum Vitae eccezionale è alla continua ricerca di una espressione sempre più personale.

Prof. MICHELE FUOCO (critico d'arte)
La natura e i suoi diversi aspetti della vita diventano motivi di contemplazione e di evocazione, di decantazione dell'anima che la pagina bianca accoglie, arricchendosi dei lievi palpiti della pittura ad acqua.
Messaggi di trepida affettuosità, di sottile sensibilità che si traducono sulla carta in sfumature cromatiche che interpretano stati di solitudine, effusioni di calore per le cose amate, la possibilità di nuove speranze e di approdi sereni.
Nel persuasivo equilibrio d'insieme l'artista sembra indicare l'ideale delle semplici dolcezze che si possono cogliere in un mattino estivo, in un cortile silenzioso e anche in animali come cuccioli.
Il motivo della vita libera, a contatto con la natura, si sviluppa con una sincerità di sentimenti, con un quieto narrare elegiaco.
La realtà si fa sostanza di dolci elementi evocativi. Nella felicità del colore leggero la struttura dell'opera acquista luce. Una luce che l'artista capta e organizza anche in spazi con residui atmosferici.
L'impalcatura formale diventa energia, emozione.
E' un modo per rendere più interiore la natura, decantata fino alla purezza primordiale, in un clima di autentico rapporto con l'uomo.