Juliette Cacciatori
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Juliette Cacciatori al di là delle quotidiane apparenze
 



La via più sicura per un artista, non è quella della "improvvisazione a tutti i costi", ma la lunga e paziente dedizione allo "studio" delle immagini antiche e delle forme reali, insieme all'ascolto del proprio mondo interiore.
Juliette inizia il suo cammino artistico dal repertorio pittorico di Michelangelo nella Cappella Sistina; affascinata dalla "purezza" e dalla "forza" di quei nudi, esegue studi a matita e a carboncino, sottolineando il vigore "scultoreo" dei corpi e la eccezionale vitalità delle forme, dei gesti, degli atteggiamenti.
Da Michelangelo a Botticelli per indagare un modo più "lineare" e "musicale" di trattare la figura umana, poi la "semplificazione" e la sintesi personale: sono disegni a matita, a carboncino e dipinti su tela.
Sotto l'incalzare dell'urgenza espressiva, le forme si "purificano" dall'eccesso di particolari, il colore diventa monocromo ;nulla di esteriore è lasciato a distrarre da ciò che deve essere percepito per primo: il dramma della solitudine esistenziale di una umanità ricca di aspirazioni e di sogni, cosciente della propria dolorosa "nudità" e pochezza di fronte ai grandi problemi che si trova ad affrontare .
Il disegno dai nitidi rilievi, spinge verso l'espressione scultorea.
E qui fa sentire positivamente tutto il suo peso l'incontro e la frequentazione di un grande maestro: Giuseppe Marinucci, un artista ascolano dalle grandi tensioni e dalle forme sofferte.
Nascono così, piccole sculture e bassorilievi in terracotta o fusioni in bronzo, che inglobano definitivamente l'intuito della spazialità nel suo linguaggio espressivo.
Dopo, nessuna esperienza, si tratti della corposità di una pittura a spatola o della ricca linearità di un disegno a china, potrà più ignorare questa conquista.
La passione per le variazioni chiaroscurali, il dominio di linee e volumi, sono i presupposti per lavorare disinvoltamente nel campo dell'incisione; e Juliette percorre anche questa via: prima la xilografia poi, più tardi, la calcografia: l'acquaforte, l'acquatinta, la puntasecca.
I temi sono i più vari: paesaggi, nudini, animali, nature morte, fiori.
Nella formazione di un'artista è determinante anche la sua vicenda umana: per Juliette, un periodo di inattività coincide con l'esperienza della maternità; tuttavia non è questo un periodo "vuoto" bensì quello che muove l'attenzione verso altri campi di ricerca, altri modi di pensare e capire la propria vita artistica: nasce l'interesse per il mondo dell'infanzia e per l'illustrazione delle fiabe che la porta a partecipare alla Mostra degli Illustratori presso la Fiera del Libro di Bologna, guadagnandone una segnalazione e l'inclusione del proprio curriculum in un catalogo internazionale.
Per la conquista di un proprio linguaggio, è decisivo anche il modo di rapportarsi con il mondo dell'arte e con le sue regole......ritenute da molti, inevitabilmente "egoistiche". Juliette vive invece la sua esperienza con grande e felice apertura: a partire da quei primi laboratori gestiti in gruppo, fino al lavoro in equipe e alla frequentazione di estemporanee con amici pittori, sviluppa una sensibilità sempre più forte verso l'aspetto comunicativo-sociale e interpersonale, indispensabile per "inventare" un modo nuovo di intendere l'arte e le sue espressioni.
Siamo giunti alle opere più recenti; dai meandri di una ricerca pittorica continua, ritorna più importante che mai; il colore: "ricco" nelle sue vibrazioni tonali, "sensibile" nel gesto e nel segno pittorico, "leggero" nella materia dell'acquerello.
Non più bisognoso di corposità e spessori, né di temi "importanti": tutto ciò che arriva a colpire l'artista, è eccezionalmente importante.
E' la stagione del linguaggio "pieno": il mosaico di umane e artistiche esperienze ha continuato ad allargarsi, arricchito di ogni accadimento, anche il più apparentemente incongruente; tutta la ricchezza ha germogliato e ha dato frutto con abbondanza insperata: le felici intuizioni trovano concretezza e realizzazione.
Nascono i primi acquerelli, così ricchi di "passato," così straordinariamente "nuovi": dove c'è monocromia c'è anche attenzione alle impercettibili variazioni di intensità, dove ci sono volumi c'è anche docile modellazione in morbide tonalità, dove c'è policromia c'è anche sviluppo di un "canto" in infinite sequenze di gradazioni.
Luminosità nell'oscurità, dramma nella "solarità": una sorta di compenetrazione tra bene e male, possibile e impossibile, sogno di libertà e coscienza del limite.

Lucia Tassi docente d'arte